martedì 16 novembre 2010

A VOLTE VERGOGNARSI DI SE STESSI È TERAPEUTICO

Sento il bisogno di dichiarare pubblicamente il mio amore e la mia stima per Krishnananda (alias Thomas Trobe), in primo luogo perché pur essendo un maestro spirituale non mi si rivolge come tale, ma mi parla da essere umano che ancora si inalbera come una scimmia se qualcuno gli dà dei consigli non proprio richiesti. Certo, al contrario di me lui sa come reagire di fronte a questi atteggiamenti nel modo corretto, ma rimane il fatto che non rinnega la sua, chiamiamola "umanità". Questo non significa che altri grandi maestri di cui ho letto si siano posti su un piedistallo e mi abbiano fatto la predica, significa solo che mi sono sentita più vicina a quest'uomo che mi ha raccontato di come senta ancora il suo Bambino Emotivo che gli tomella i marroni, piuttosto che a chi di questo bambino ne parla al passato.
In secondo luogo, gli voglio bene perché in ogni pagina che leggo del suo libro ci ritrovo me stessa, con la conseguenza che un po' mi vergogno, e un po' rotolo (il rotolamento è dovuto al fatto che mi piace pensare che c'è qualcun altro al mondo che sta messo come me).

"Infine, quando siamo nello stato mentale del bambino, speriamo magicamente che arrivi la persona giusta a liberarci da ogni nostra paura e dal nostro dolore, speriamo di venire liberati dalla solitudine e da tutto ciò che ci affligge. Cerchiamo di cambiare amici e amanti in ciò che vorremmo che fossero, oppure andiamo da qualcun altro sperando che questi soddisferà finalmente le nostre aspettative. In entrambi i casi non dovremo sentire il dolore della solitudine quando ci deluderanno. Il nostro bambino emozionale non può vedere le cose così come sono perché le idealizza: ha bisogno di sentirsi al sicuro e mettere ordine nel proprio mondo interiore. Quello che fa è semplicemente immaginarsi che le cose sono così come vuole che siano, mette certe persone su un piedistallo e vive nella speranza e nell'illusione" (ma dai?...*firulì firulà*)


"Il secondo tipo di comportamento del bambino emozionale è l'avere aspettative.
Solitamente crediamo che le nostre aspettative siano del tutto ragionevoli e questo mi sembra il modello di comportamento cui è più difficile portare consapevolezza. Ci afferriamo alle nostre aspettative con la testardaggine di un mulo, perché il risvolto della medaglia è la solitudine: lasciare andare le aspettative è un risveglio doloroso, significa ritrovarsi in un mondo che non è come il nostro bambino emozionale vorrebbe che fosse" (*firulì firulà*²)

"Ho aspettative su come la gente mi dovrebbe trattare, su quanto e come dovrebbe amarmi, sul fatto che dovrebbe riconoscere la mia creatività, su quanto pronti e responsabili gli altri dovrebbero essere nel darmi ciò che voglio e nell'anticipare i miei sentimenti e i miei stati d'animo. Ho grandi aspettative sull'essere compreso...ne ho anche sul tempo farà domani! E se le mie aspettative non sono soddisfatte reagisco. A volte accuso, altre volte tengo il broncio, oppure fingo di essere indifferente. Di solito divento irritabile. Spesso non sono nemmeno consapevole di un'aspettativa finché non viene frustrata, mi sento irritato senza sapere perché, ma la ragione è sempre la stessa: non sta accadendo ciò che vorrei che accadesse" (...co-come? Sta parlando di me? Ma no, non sta mica parlando di me, figuriamoci se io mi riconosco in codesto quadretto...*firulì firulà*³)

Si capisce adesso perché gli voglio così tanto bene?
Krishnananda mon amour ♥

NB: i brani sono tratti dal libro "Uscire dalla paura -rompere l'identificazione col bambino emozionale". Seriamente e vivamente consigliato.

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