Quel che conta è il viaggio, non la meta!


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mercoledì 9 novembre 2016

NaNoWriMo DAY 9 - METAMORFOSI

Dopo essere andata a letto con la faccia un po' arrossata, ieri notte, stamattina mi sono svegliata con una specie di eruzione gonfia, dolorante e rossa sotto agli zigomi. Ci ho spalmato sopra una generosa dose di gel di aloe e nel primo pomeriggio stavo meglio, rossore e bruciore si erano attenuati quasi fino a sparire. 
Poi sono uscita a camminare con il freddo e niente, mi sono trasformata in Ermes Rubagotti. Una metamorfosi che Kafka ci fa un raspone.
Non fa così male, e di altri sintomi al momento non ne ho quindi sono propensa a credere che si tratti di un disturbo passeggero, è solo che se non fosse passato sulla mia faccia, il disturbo, francamente l'avrei preferito. 
Ma diciamolo: non è colpa del disturbo, povero lui (e comunque, "Meglio fuori che dentro" diceva Shrek - lasciamo da parte il fatto che parlava di rutti). Non è colpa nemmeno degli asciugamani di merda con cui mi strofino la faccia sudata in palestra, quelli che dopo un tot di lavaggi perdono le caratteristiche dell'asciugamano per diventare carta vetrata e garantirmi un peeling gratuito e non richiesto ad ogni uso. Non è stata una colpa nemmeno dello sbalzo termico dall'interno palestra dove la temperatura era quella di un bagno turco mentre all'esterno, ieri sera a momenti c'erano i pinguini a passeggio per il parcheggio. Se così fosse, questo fenomeno dovrebbe essere la regola di ogni post allenamento dato che zompo regolarmente da una temperatura all'altra quando sono ancora sudatissima e con la faccia in fiamme.
Se di colpa vogliamo parlare la devo dare a me stessa, che da mesi ormai sto accumulando tensione perché ai corsi che frequento da tanto si è guastata l'atmosfera e non riesco a farmene una ragione. Quando non c'erano rivalità ed esclusioni si stava tutte insieme, veterane e nuove arrivate senza distinzioni, mi divertivo un casino e facevo il pieno di energia positiva. Ma poi è arrivata la fighetta di turno e il gruppo si è disgregato, e ora ogni  occasione è buona per lei per mettersi in mostra e ogni scusa lo è per fare pettegolezzi negli spogliatoi. Mi sento da schifo in un contesto che in passato mi ha fatta sentire bene e così, allenamento dopo allenamento torno a casa sempre più arrabbiata, triste e frustrata. 
Finora sono stata zitta per il cosiddetto amore della pace. Pensavo, voglio solo allenarmi un'oretta, svuotare la mente e scaricare le tensioni. Ma puntualmente la fighetta mi viene incontro, mi saluta e vuole fare conversazione, ora che le amikette con cui si isolava l'anno scorso non ci sono più per attaccar bottone va bene chiunque, pure la sottoscritta, e io per educazione rispondo alle sue domande e magari persino alle battute, anche quando vorrei solo dirle tappati quella cazzo di bocca, brutta stronza. Con la stessa puntualità, l'altra persona mi coinvolge nel gossip del giorno anche se le ho detto chiaramente che di spettegolare non me ne frega niente, ma è un'amica, e quando non si spettegola si sta bene in compagnia. Mi dico, che vuoi fare, Vale, rovinare un'amicizia? La risposta che dovrei darmi è: sì. Dovrei proprio correrlo, questo rischio. Non è necessario metterci la cattiveria o essere sgarbate, ma dovrei avere il coraggio di ribadire con fermezza le mie posizioni. Se ti dico che i pettegolezzi non mi interessano intendo dire che non mi interessano, porcaddio! Ma finché non lo trovo il coraggio, ecco che mi porto a casa un sacco di merda e succede che un bel mattino mi sveglio con una polpetta al posto della faccia, o con la schiena bloccata o un mal di testa che mi costringe a prendere l'antinfiammatorio perché ho l'impressione che il cervello mi stia schizzando fuori dalle orecchie.
Anche se è un pensiero inutile e me ne rendo conto, in momenti come questo vorrei non aver mai fatto certe conoscenze, vorrei essermi mantenuta in disparte come durante i primi mesi di quattro anni fa, quando non provavo le sensazioni più piacevoli del mondo ma almeno ero libera da tutte queste puttanate, da queste dinamiche sociali da ragazzini delle medie. Ma il passato è quel che è: passato. Nel qui e ora, giunta alla fine di questo post lungo come una messa cantata penso che la faccia-polpetta sia stata un bene, una scossa necessaria a farmi capire fino a che punto ho regalato energia a persone e situazioni che non la meritavano. Magari il coraggio non salta fuori subito, ma adesso almeno ho qualche speranza in più.

E insomma, anche oggi con questa interessantissima cronaca di vita quotidiana di cui tutti avremmo fatto volentieri a meno, lo so, ho esaurito lo spazio e l'energia per scrivere qualcosa sui progressi del NaNo, che poi sarebbe la ragione principale per cui sto aggiornando quotidianamente il blog. Devo dire però che l'aggiornamento quotidiano, per quanto di contenuto fondamentalmente inutile, ha il pregio di aiutarmi a ritrovare lo stimolo per scrivere regolarmente che avevo perso prima di cominciare la maratona. A volte poi, tipo oggi, accade che il post dal contenuto inutile è l'unica cosa che sono riuscita a mettere insieme in tutta una giornata.

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