domenica 20 maggio 2012

ABISSI D'ACCIAIO



Baley si mosse a disagio. «Ho già sentito tutto questo. I medievalisti vogliono la fine delle Città. Vogliono che torniamo alla terra e all'agricoltura naturale. Sono pazzi, non possiamo. Siamo in troppi, e poi non ha senso andare indietro, perché nella storia si può solo procedere in avanti. Naturalmente, se l'emigrazione sui Mondi Esterni non fosse limitata...»
«Sai che deve esserlo.»
«Allora che ci resta da fare? Vi siete allacciati a una linea scarica.»
«E se colonizzaste nuovi mondi? Nella galassia ci sono cento miliardi di stelle. Si calcola che i pianeti abitabili e o che possono essere abitabili siano cento milioni.»
«Ridicolo.»
«Perché?» chiese il dottor Fastolfe, infervorandosi. «Perché giudica ridicolo il mio suggerimento? Nel passato i terrestri hanno colonizzato i pianeti. Più di trenta dei cinquanta Mondi Esterni, compreso il mio nativo Aurora sono stati colonizzati direttamente dai terrestri. Oggi l'impresa non è più possibile?»
«Be'...»
«Non ha la risposta. Mi lasci dire che se non è più possibile è a causa del mostruoso sviluppo delle Città. Prima delle Città la vita umana non era specializzata al punto da rendere impensabile il suo trasferimento in un altro ambiente. È stato fatto trenta volte. Ma ora i terrestri si sono rintanati e imbozzolati nei loro abissi d'acciaio, e ne dipendono a tal punto che è come se si fossero messi volontariamente in prigione. Lei, signor Baley, non crede possibile che un cittadino possa attraversare la campagna per venire a Spacetown. Avventurarsi nello spazio per raggiungere un mondo nuovo deve sembrarle doppiamente impossibile. La cultura delle Città vi sta rovinando.»
Baley si arrabbiò: «E con questo? Non vedo in che modo vi riguardi. È un problema nostro e lo risolveremo, e se non ne saremo capaci andremo all'inferno.»
«Meglio andare all'inferno a modo vostro che in paradiso accettando i consigli di un altro, eh? ...»


Isaac Asimov

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