Quel che conta è il viaggio, non la meta!


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sabato 1 ottobre 2016

LIVELLO PRATICO

E così, è giunto il primo di ottobre. E quindi?, mi chiederete voi. Quindi è il mese di Halloween, non credo serva aggiungere altro *inserire SATISFESCION qui* anche se a onor del vero la temperatura male si accorda con la ricorrenza, oggi pomeriggio dopo un quarto d'ora al sole (e pure velato), la temperatura in macchina è salita a 37 °C. Ho fatto finta di niente e ho ignorato le persone in canottiera, infradito e pantaloncini corti solo perché tra poco arriva una perturbazione e il caldo dovrebbe archiviarsi definitivamente. 
Ma perché sto parlando delle temperature?
Perché stasera l'ansia mi sta battendo in testa più del solito, la scorsa settimana sono stata poco bene e la prossima ho in programma una visita di controllo: non potete capire lo sforzo che mi occorre per non pensarci, per non lasciarmi invadere dal panico e non prepararmi in anticipo al peggio, ma dato che la visita ce l'ho giovedì sera se mi impanico oggi che è sabato finisco sul serio al manicomio.

Stamattina sono stata con la Chiara in questo negozio specializzato in decorazioni e oggettistica per le feste che ha un sacco di strafanti stupendi, c'era un piccolo clown malefico che agitava la testolina a ritmo di musica e che prezzo a parte era un amore, se avessi avuto settantadue euro da buttare nel cesso l'avrei comprato senza esitare (l'unico problema è che avrebbe fatto la fine di Roger e sarebbe rimasto sopra qualche mobile forever, mica solo per Halloween).
Ad un certo punto nel negozio è entrato un ragazzo agitatissimo chiedendo un palloncino speciale per il suo bambino appena nato. Mentre la commessa gonfiava e sistemava questo coso che sembrava un pallone aerostatico, il neo papà raccontava che non dormiva da circa trentasei ore e il titolare, che aiutava moglie e figlie ad attaccare qua e là i gingilli di Halloween, se n'è uscito con il commento ignorante del secolo:

«Ah, HAI AVUTO un maschio! (Notare Bene: l'ha avuto LUI, non sua moglie...). BRAVO! BEATO TE... IO QUELLA VOLTA HO AVUTO DUE FEMMINE...» 

... e nel caso ve lo stiate chiedendo no, la sua non era una battuta e sì, ne sono sicura. Non avrei avuto motivo di prenderla sul personale, data la quantità di bestemmie che produco e tiro ogni mese quando deve arrivare il mestruo non direi che sono particolarmente felice di essere una donna, eppure il commento ha toccato il nervo scoperto del padre defunto, del mio patrigno e insieme a loro dell'intera categoria di stronzi indegni di essere chiamati padri che sono fissati col figlio maschio e trattano le femmine come delle disgrazie. 


Più che sbottare con un porcazzo, per ripicca volevo mettere giù tutti gli acquisti non ancora pagati, ma alla fine i ragnetti, le salviette a tema e i secchielli per le caramelle mi servivano perciò ho deciso di soprassedere, ma lì a fare spese non ci torno più, ecco.
Con tali premesse mattutine, più il caldo fuori stagione (zanzare incluse), più il pensiero di questa visita che dovrò fare (e tutti gli annessi e connessi), vi lascio immaginare con quale spirito lieto io abbia trascorso questo sabato. Ma nonostante un mal di testa che mi porto appresso da ieri sera, un paio d'ore fa mi sono messa a riordinare certe scartoffie per una cosa che dovrei scrivere (in teoria, molto in teoria, forse, appena c'è la giusta congiunzione dei pianeti), scartoffie che avevo messo insieme per una bislacca terapia di auto-aiuto che non m'aveva aiutato per un cazzo, che volevo buttare (sarebbe stato meglio) ma che poi ho tenuto pensando di usarne il contenuto per il background di un personaggio. Ho capito che in realtà dovevo tenerle per rileggerle a distanza di tre anni e scoprire che per certi versi sono rimasta esattamente dov'ero, molte cose sono cambiate ma altrettante sono rimaste invariate, si sono sedimentate... sembrano il pesetto a cui la tizia del negozio di oggettistica stamattina ha legato il palloncino per il neo papà cosicché non se lo lasciasse scappare per l'emozione. Ma io devo scappare. Devo essere il palloncino ribelle che appena il proprietario si distrae, gli fa il gesto dell'ombrello e vola via verso il cielo, sbatacchiato qua e là dalle correnti. Libero, leggero.
Avevo in mente di scrivere una riflessione seria su questo argomento ma le riflessioni serie non mi piacciono più, mi ricordano momenti della vita passata in cui seriamente mi dicevo che "stavo meglio", che "stavo diventando più forte e mi sentivo sul serio più rilassata" quando in verità volevo buttarmi giù da uno strapiombo a caso. E allora la chiudo con un'immagine che mi ha suggerito Raffaele Morelli, quando riferendosi al sopraccitato passato ha detto che continuare a ricordarlo è come portarsi appresso un cadavere, un Sé ormai morto. Una grandissima verità che a livello teorico ho assimilato molto bene... è che quello che mi frega sempre, alla fine, è il livello pratico. 

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