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mercoledì 28 marzo 2018

VIZI DI MERDA

Stasera ho fatto il funerale e ho dato fuoco a qualcuno dei diari che ho accumulato negli ultimi sei anni. Era una cosa che volevo fare da tanto tempo ma che non mi aveva ancora colta nella giusta disposizione d'animo, perché per quanto mi riguarda bruciare diari non vuol dire solo bruciare dei pezzi di carta. Nello specifico non sono andata in ordine, ho bruciato il 2012, un po' di 2013 e quasi tutto l'inizio del 2017 perché erano i peggiori che avevo in archivio e i primi che mi sono capitati per le mani riordinando alcuni documenti.
Rileggere i diari è un vizio di merda, non dovrei cedervi così facilmente come mi succede ma ahimè, sono una debole (e mi piace sguazzare nel guano del mio passato - credo di averlo già scritto decine di volte in questo stesso blog). Ho aperto quello che avevo a portata di mano e dopo una veloce lettura mi è salita una rabbia in corpo che se mi fossi presa la temperatura avrei mandato in tilt il termometro. Mi è venuta voglia di schiaffeggiarmi. Con quegli schiaffi didattico-pedagogici che mi dava mia madre da piccola quando facevo i capricci e me li meritavo. Me ne volevo dare tanti da stordirmi, giuro. Dopo ho capito - e intendo dopo venti minuti di pediluvio gelato. Va bene, mi sono detta, è stata una fase della tua vita. Una fase un po' lunga: finiamola. Sul serio, stavolta. Di qui l'idea del fuoco.
Guardavo dentro il camino e pensavo adesso quelle cose che ho scritto e ripetuto milioni di volte almeno non esistono più, posso rinnegarle? Posso fingere di non aver trascorso gli anni migliori della mia vita a tormentarmi per ragioni di cui ormai ho smarrito l'origine? Ho pensato e rimaneggiato così tanto il passato che dubito abbia ancora la forma che aveva in realtà, probabilmente quello che ricordo è talmente distorto che non assomiglia nemmeno per sbaglio a ciò che è stato veramente - e che comunque non si può recuperare per un confronto.
La purga emotiva stava quasi dandomi un po' di soddisfazione quando dalla taschina interna di un diario sono cicciati fuori alcuni dei foglietti che tanti anni fa riempivo di nascosto in ufficio, usandoli in alternativa a un diario che in quel contesto sarebbe saltato subito all'occhio. A proposito di ciarpame che non so perché ho tenuto (taschina infame, per te solo lame). La prima frase di uno di questi appunti recitava qualcosa come "Credo che quando sarò vecchia mi farà piacere sapere che cosa stavo pensando oggi, a quest'ora": mia cara Valentina del passato, NO. Ti assicuro che ne avrei fatto volentieri a meno. Ma su questo sarei passata oltre senza battere ciglio, se solo non avessi letto un bigliettino del 7 marzo 2005 in cui mi dichiaravo così angosciata e disperata da essere pronta a farmi male sul serio pur di far cessare la sofferenza. Sul serio, eh.
Ora mi chiedo, ma da quanto va avanti VERAMENTE questa storia? Da quando sono nata? Da quand'ero ancora nel grembo materno o nei progetti divini?? I progetti divini mi sembrano la risposta più sensata. A non aver senso è l'essere nata per replicare modelli comportamentali appresi nell'infanzia fino a trentanove anni suonati - se avesse un senso non avrei provato sconcerto standomene in piedi di fronte a mucchio di cenere fumante, premendomi una mano sulla bocca perché il sopraccitato sconcerto non si tramutasse in molte bestemmie.
Mi capite? Una pensa di essere drogata di vittimismo, pessimismo e melodrammi da sette, otto anni al massimo, e invece vien fuori che si fa da quasi una vita. Che orrore. Ma soprattutto, che faccio adesso? Sono diventata consapevole della mia dipendenza, non posso più fingere di non vedere. Non si tratta più di un po' di polvere da spazzare sotto il tappeto, ma di una montagna di cacca di elefante che, potete ben immaginarlo, anche se il tappeto è grande non ci sta né sotto né sopra.
Eventuali suggerimenti a riguardo saranno bene accetti.


POSCRITTO IGNORANTE:
come precettato da Doc. Morelli, per dimostrare a me stessa un po' di buona volontà, stamattina ho deciso di fare qualcosa di diverso dal solito,"per sorprendermi": non ci ho messo quarantacinque minuti a uscire dal letto e mi sono alzata prima del solito.
Per fare qualcosa di utile e produttivo? Qualcosa di divertente? Magari per scrivere un po'? NO. Per scoprire che Franz aveva di nuovo la ghiandola perianale infiammata e portarlo così di volata dal veterinario. Non è il caso di dire "che culo", vero?

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