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sabato 16 luglio 2016

SCORIE

Una notte di merda dopo una giornata di merda. Non perché mi sia successo qualcosa di brutto ma perché ho preso male tutto da quando mi sono svegliata e non avevo voglia di alzarmi, di fare cose, di vedere il mondo. E adesso mi bruciano gli occhi e ho sonno ma sono ancora qui, ancora sveglia, con addosso una sensazione indefinibile che non se n'è andata nemmeno con una doccia. Sono pulita e odoro di gelsomino, ma non riesco a sentirmi bene. Allora rimango qui altri cinque minuti a finire queste righe che domani non avranno nessun senso ma che adesso mi servono perché il disagio va sentito tutto, ha bisogno del suo spazio.
Vorrei essere sempre buona e comprensiva e fare sempre la cosa giusta, ma quella appena trascorsa è stata una delle giornate che arrivano per farmi capire che "essere sempre buona e comprensiva" è una stronzata. Come il non voler mai sbagliare, fare delle cazzate o scoprire che con una bieca scusa ho attaccato una persona che mi stava antipatica solo per il gusto di farlo... e così sono scesa al suo livello. Poi ecco il mal di stomaco, perché mi è così difficile digerire i miei errori e le mie imperfezioni che a volte ho la sensazione che il corpo cerchi di rigettare l'anima. 
Non so perché la strage di Nizza mi ha preso così male. Insomma, quante stragi ci sono state finora? Quante ce ne sono, ogni giorno, al mondo? Non credo che questa abbia avuto un significato particolare perché ho dell'interesse per Nizza, no, ne ha avuto perché è stata l'ennesima, e io finora ho sempre voltato la testa dall'altra parte e fatto finta di non sentire. Ho rifiutato le notizie, le ho allontanate. Non ho messo bandiere sulla foto del profilo di Facebook, né ho girato e rigirato immagini particolari o scritto messaggi di cordoglio. Lo fanno tutti, che cosa contano le mie parole? E che cosa contano le parole in generale, specialmente quando chi provoca tanti morti gode del dolore che esprime chi rimane qui e ci deve vivere, in questo mondo di merda? Io volto la testa e scaccio i pensieri perché mi fanno male fisicamente, mi scavano un buco nel petto e mi chiudono la gola. Mi fanno piangere, odiare, e venir voglia di ricambiare la morte con altra morte. Non lo dico a voce alta ma lo penso... bastardi schifosi, vorrei ammazzarvi tutti. Ma se li ammazzassi tutti sarei esattamente come loro. Sarei la persona che dice a un'altra persona «Sei un presuntuoso, pallone gonfiato» e che nel dirlo diventa lei stessa un presuntuoso pallone gonfiato.
La strage del giorno mi ha preso male perché sono satura di umanità schifosa e mi ci voglio allontanare. Ecco la spinta giusta per chiudermi in me stessa, nel mio mondo. Mi dicevo che questo desiderio, diventato poi un bisogno, era sbagliato. Mi dicevo che faccio parte anch'io del genere umano, che mi piaccia o meno sono connessa in qualche modo con i miei simili. Se mi allontano ne soffrirò. Se mi allontano divento un alieno. Ma io sono un alieno, lo sono sempre stato, e adesso mi ritrovo. Mi ritrovo e so stare per conto mio e non perché sento il bisogno di proteggermi dagli altri, è perché proprio non me ne frega più niente.
Così riesco a stare bene persino quando sono a disagio. Ma il disagio è mio, il disprezzo è mio e così pure lo schifo. Non devo più condividere, non ne devo parlare. Se mi va, butto giù quattro righe che poi saranno qui a ricordarmi una notte di merda dopo una giornata di merda, gli occhi che bruciano per il sonno e la mia ostinazione a stare sveglia. Ancora un po', dai, altri cinque minuti. Non voglio che finisca questo momento, nonostante tutto. Forse mi capisco persino di più quando sto così, quando sono presa male, quando mi si chiude la gola. Do spazio a quello che c'è senza giudicarlo. Non va né bene né male: c'è perché deve esserci. Così, catturo un po' di pensieri e li metto qui e non me li tengo dentro. Non pensare troppo, mi dicono, che poi produci scorie. Ma io non so proprio farne a meno.

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