Quel che conta è il viaggio, non la meta!


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venerdì 1 luglio 2016

NON LO SO E NON LO VOGLIO SAPERE

Il momento in cui cominci a sospettare di essere bipolare e poi niente, ti ricordi che sei in premestruo e ti limiti a tirare le solite bestemmie. E mentre tutti voi mi dite ma dai, non bestemmiare, a che ti serve? Poi sei una donna, è brutto sentire una donna che bestemmia!, il mio Io Interiore si inalbera come una scimmia e grida: «Donna?! DONNA?! Essere dotate di vagina non rende automaticamente donne, stolti che non siete altro, e se venite avanti prima vi do un pugno e poi vi ribalto con un rutto!!!» 
Scherzi a parte...
ieri era il 30 giugno, giorno del quarto anniversario della morte di mio suocero. L'anno scorso mi preparavo per partire per il mare con la stessa leggerezza d'animo con cui ci si prepara per andare al patibolo (e la cosa stupenda in tutto ciò è che io per prima avevo rotto l'anima al mondo per andarci e avevo atteso la partenza tipo da gennaio, da quando avevamo prenotato l'appartamento - MA LA COERENZA?!!?), e l'unica battuta che era sfuggita all'argomento l'aveva fatta il topo, prontamente zittito da me e mia suocera. La battuta riguardava proprio la partenza, non tanto la vacanza.
«Tratteniamo il respiro fino al primo luglio, perché l'ultima volta che ci siamo preparati per partire...» 
Ma si parla dell'anno scorso e di un breve momento, poi io a quel 30 giugno 2012 non ho più pensato fino a quest'anno quando, non so perché, ho sentito il bisogno di fare una specie di viaggio indietro nel tempo per rivivere quella notte terribile. Senza trasporto, con un distacco totale. Invero neanche mi sembra di averla vissuta in prima persona, eppure l'ho fatto. È successo. Mi sono veramente ritrovata alle due del mattino in giardino, in pigiama, in mezzo ai parenti di mio marito che piangevano, si sbracciavano e si abbracciavano e io non sapevo neanche come mi chiamavo. Una scena surreale. Poi però è andata peggio. Perché insomma, parliamo di convivere con un cadavere nella prima settimana di luglio, quando il caldo è così torrido che il tuo bel condizionatore gli fa un indimenticabile raspone. Con il caldo i cadaveri si gonfiano in fretta, spurgano da tutti gli orifizi, mandano una puzza ancora più pungente, e se poi li circondi di cesti e mazzi di fiori freschi hai fatto l'en-plein di schifo, è un po' come spruzzare il deodorante da cesso alla lavanda per coprire gli effetti del post ristorante cinese. È un odore che non si dimentica facilmente. Infatti io il deodorante alla lavanda non solo non lo compro mai ma lo aborro anche. Ok, mi rendo conto che tutto questo mio discorso sembra una mancanza di rispetto nei confronti del defunto suocero ma non lo è, e sono sicura che lui, ovunque sia ora, lo sa. Era un uomo divertente, non gli piacerebbe sapere che piangiamo sempre la sua scomparsa.

Ma passiamo oltre. Il 30 giugno è finito, è il primo di luglio e stamattina l'intera famiglia è partita per il mare, così io e il topo siamo letteralmente soli e, come sempre, di questa letterale solitudine non ce ne faremo niente di straordinario. Oggi è venerdì, la sua serata poker. Domani è sabato, c'è l'imperdibile partita Italia - Germania...


E domenica? Be', domenica è per il riposo, ovviamente. Stendiamo un pietoso telo mare.
E io? Che faccio? Mi metto in tiro, chiamo un paio di amiche, organizzo una serata al volo e vado fuori a troieggiare cercando qualcuno che colmi il vuoto lasciatomi da questo marito indifferente??! Figuriamoci se ho sbatta. Ho un mucchio così di libri nuovi da leggere, e il naufragar m'è dolce su questa poltrona, col ventilatore a manetta e la birra fresca. E poi non ho mai creduto nell'utilità del tradimento, con l'abilità che ho di sentirmi una merda per delle inezie figuriamoci come potrei sentirmi se tradissi mio marito. Nella più rosea delle ipotesi vivrei con la colpa per tutto il resto della mia vita, che sarebbe breve perché mi farei sicuramente venire un accidente serio, oppure mi ritroverei incinta o con un herpes genitale. O con un pazzoide per amante in stile Attrazione fatale ma al contrario. Voglio dire, tutto 'sto casino per un po' di pene? La vita non è già abbastanza complicata di suo? 

Se davvero avessi desiderato complicarmi la vita sarei partita per il mare anche quest'anno, per stare in quell'appartamento lungo e stretto a tu per tu con altre tre persone per ventiquattro ore al giorno. Non ci so più stare agevolmente in compagnia per tanto tempo, e non dipende dalla compagnia, au contraire! Dipende da me. Vivere praticamente da sola mi ha fatto scoprire la gioia del silenzio in cui posso contemplare con più calma tutti i miei fallimenti, gli errori e le strepitose occasioni che mi sono persa ed è ovvio quindi che non senta l'esigenza di conversare. Conversare potrebbe essermi utile, qualora comportasse un'apertura mentale da parte mia, una maggiore comprensione del mio prossimo e mettesse per un po' in pausa i miei melodrammi. Voglio veramente correre questo rischio? Certo che no. L'intento con cui sono partita l'anno scorso era questo: staccare. Dalla solita vita, dai soliti pensieri e dalle abitudini stantie proprio per vedere se potevo imparare qualcosa di nuovo. Ma io non sono ancora capace di staccare, non sono pronta. Ho trascorso una settimana a rimpiangere di non essere a casa in mezzo a tutte le sopraccitate cose stantie da cui mi sarei dovuta separare, sette giorni a notare soltanto la stitichezza, la pelle appiccicosa di protezione solare 50+ e i capelli sempre gonfi a causa dell'umidità, a rimpiangere emerite cazzate come le capsule di caffè Lavazza e il mio water candeggiato alla perfezione. E sono rientrata con l'intestino annodato a mo' di fiocco sul pacco regalo e il fungo tra le dita di entrambi i piedi. A un anno di distanza mi dico che finalmente è giunto il momento di naufragare sulla mia poltrona e smettere una volta per tutte di sforzarmi di uscire dalle mie zone di comfort quando non lo voglio fare. Ci posso provare e l'ho fatto. Non ha funzionato, sono stata male per tutto il tempo. Ci riproverò? Certamente. Quando sarà il momento. E quando sarà il momento? NON LO SO E NON LO VOGLIO SAPERE e sono felice di non saperlo.
Sono felice, sul serio. Non ho programmi, né a breve né a lungo termine. Ho fatto un fagotto con tutti i miei sogni, di diventare una ricca e famosa scrittrice, di trasformarmi in una donna bellissima, brillante e affermata, e con due colpi di scopino bene assestati li ho fatti sparire nella tazza del cesso. Perché sì, perché è bello così, perché cazzo se ero stanca di inseguire degli ideali che non raggiungerò mai. Cazzo se ero stufa di impormi regole e programmi per il bisogno di dimostrare il mio valore, senza sapere che così stavo facendo proprio il contrario. Dove andrò a finire adesso proprio non lo so, e giusto per ripetermi nemmeno lo voglio sapere. Sarà quel che sarà, come dovrà essere, e quello che deve risolversi nella mia vita andrà a posto come è sempre andato tutto a posto se io non ci ho messo lo zampino. 

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